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        <title><![CDATA[Smart City]]></title>
        <description><![CDATA[<p>Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.</p><p>Scopri il podcast originale <strong>&nbsp;<a href="https://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast-originali/smart-city-xl" target="_blank">Smart City XL</a>&nbsp;</strong></p>]]></description>
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        <copyright><![CDATA[2008 Radio 24 Il Sole 24 ore]]></copyright>
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            <title><![CDATA[Dai camini idrotermali alle bioraffinerie: imparare dai microorganismi estremofili per valorizzare plastica e materie lignocellulosiche]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Molti processi industriali si avvalgono di calore o soluzioni caustiche per i loro bisogni. Molti altri si avvalgono della capacit&agrave; dei microorganismi di rielaborare la materia: pensate ai depuratori piuttosto che alla produzione di alcol o biocarburanti. Non &egrave; difficile immaginare quanto sarebbe utile, potenzialmente, unire le due cose. Per riuscirci possiamo imparare dagli estremofili, discendenti dei pi&ugrave; antichi organismi che hanno abitato la Terra. Questi microorganismi si sono infatti sviluppati in modo da sopravvivere in condizioni proibitive, per esempio a diretto contatto con i camini idrotermali da cui esce un flusso costante di acqua bollente e corrosiva. Condizioni in cui gli altri microorganismi (e anche noi macro) verrebbero distrutti insieme ai preziosi enzimi al loro interno, che sono i protagonisti di abilit&agrave; come produrre biometano o digerire cellulosa e lignina. Ce ne parla <em><strong>Andrea Strazzulli</strong>, professore al Dipartimento di Biologia della Federico II di Napoli.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 14 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Obsolescenza programmata della plastica]]></title>
            <description><![CDATA[<p>&Egrave; possibile programmare la normale plastica affinch&eacute; si decomponga in giorni, piuttosto che in mesi o in anni? Una sorta di obsolescenza programmata, imposta artificialmente, per evitare che un rifiuto in plastica finito nell&rsquo;ambiente ci resti indefinitamente. L&rsquo;idea &egrave; venuta a un gruppo di ricercatori della State University del New Jersey, che non soddisfatti dei progressi fatti dalle bioplastiche, si sono chiesti se fosse possibile introdurre nei polimeri delle plastiche tradizionali una sorta di &ldquo;bomba a orologeria&rdquo;, che le rendesse degradabili in tempi molto pi&ugrave; rapidi ed, entro certi limiti, programmabili. Per riuscirci, i ricercatori hanno preso ispirazione da polimeri naturali, quali il DNA e l&rsquo;RNA, che contengono dei precisi &ldquo;punti di fragilit&agrave;&rdquo; da cui questi iniziano a frammentarsi. &quot;Punti di fragilit&agrave;&quot; che gli studiosi hanno poi tentato di introdurre nelle plastiche di tutti i giorni, sebbene rimangano parecchi dubbi e aspetti da chiarire. Ce lo spiega <em><strong>Andrea Sorrentino</strong>, Dirigente ricerca CNR istituto per i Polimeri Compositi e i Biopolimeri.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 13 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Scenari nucleari - 2ª parte: le soglie che fanno la differenza]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Il nucleare conviene o non conviene? Non esiste una sola risposta. Nel mondo il costo della tecnologia varia da meno di 3.000 a pi&ugrave; di 10.000 &euro; per KW di potenza. I tempi di costruzione da 5 a 10 o 20 anni; e poi ci sono il costo del denaro, la concorrenza di altre fonti e molti altri fattori che fanno la differenza. Dalla scorsa puntata parliamo di uno studio del Politecnico di Milano e dell&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Insubria che ha analizzato 120 scenari che tengono conto di varie combinazioni di questi fattori. Un dato interessante &egrave; che per la prima volta lo studio prende in considerazione anche l&rsquo;effetto dello sviluppo di rete elettrica, mostrando come lo spazio per il nucleare dipenda moltissimo dalla capacit&agrave; di realizzare gli impianti molto rapidamente e si riduca progressivamente con il progredire dell&rsquo;infrastruttura. Mentre anche nello scenario pi&ugrave; favorevole al nucleare resta una larga componente di fonti rinnovabili. Ne parliamo ancora con <em><strong>Mario Motta</strong>, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 12 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Scenari nucleari - 1ª parte: i fattori che fanno la differenza]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l&rsquo;eventuale ritorno al nucleare dell&rsquo;Italia un affare per la collettivit&agrave;? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l&rsquo;industria nucleare &egrave; una delle pi&ugrave; sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l&rsquo;insuccesso di un programma nucleare. Un&rsquo;analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.Scenari nucleari - 1a parte: i fattori che fanno la differenza<br>Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l&rsquo;eventuale ritorno al nucleare dell&rsquo;Italia un affare per la collettivit&agrave;? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l&rsquo;industria nucleare &egrave; una delle pi&ugrave; sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l&rsquo;insuccesso di un programma nucleare. Un&rsquo;analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con <em><strong>Mario Motta</strong>, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 11 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Tornare indietro per andare avanti: la sfida del calcolo reversibile]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Si chiama calcolo reversibile ed &egrave; uno dei filoni che il mondo della ricerca sta seguendo per dare vita a paradigmi di calcolo radicalmente nuovi, per rispondere a quello che si profila altrimenti come un &ldquo;collo di bottiglia&rdquo; per lo sviluppo del digitale e in particolare dell&rsquo;IA: il consumo energetico. Oggi il calcolo reversibile &egrave; ancora una branca emergente dell&rsquo;informatica, non sufficientemente sviluppata per un impiego su larga scala. Nasce dall&rsquo;osservazione che tutti gli algoritmi attuali distruggono informazione ogni volta che assegnano un valore a una casella di memoria, cancellando il valore precedente. I teorici hanno dimostrato che distruggere informazione ha un costo energetico che il calcolo reversibile eliminerebbe alla radice. Ce ne parla <em><strong>Ivan Lanese</strong>, Professore di Informatica all&#39;Universit&agrave; di Bologna e coordinatore del progetto.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 07 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Gli UV fan bene all’uva: raggi ultravioletti per migliorare il vino e ridurre i pesticidi]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Fare la lampada all&rsquo;uva migliora colore e profumo dei vini. &Egrave; quanto hanno scoperto, e descritto sulla rivista internazionale Plants, i ricercatori dell&rsquo;Universit&agrave; di Pisa. Nella tenuta dell&rsquo;Ornellaia a Bolgheri, in Toscana, hanno dimostrato infatti come applicazioni aggiuntive di luce ultravioletta (UV-C) durante la fase di maturazione delle uve stimolino la pianta a produrre una maggiore quantit&agrave; di composti naturali responsabili del colore e del profilo aromatico del vino. Il dato interessante - che spiega l&rsquo;aggettivo &ldquo;aggiuntive&rdquo; - &egrave; che questi trattamenti, o trattamenti molto simili, sono gi&agrave; utilizzati in vigneto per il controllo delle malattie della vite e ridurre l&rsquo;utilizzo di pesticidi. Si tratterebbe quindi di riorientare una pratica agronomica gi&agrave; esistente, facendo in modo che colga entrambi gli obiettivi. Ce ne parla <em><strong>Claudio D&rsquo;Onofrio</strong>, Professore di Viticoltura all&rsquo;Universit&agrave; di Pisa e coordinatore della ricerca.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 06 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Efficienza energetica e succhi di frutta]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Abbattere del 20% i consumi elettrici e del 60% i consumi termici nell&rsquo;industria dei succhi di frutta, grazie a una nuova tecnologia chiamata campi elettrici pulsati, applicabile ampiamente in tutta l&rsquo;industria alimentare dove sia necessario pastorizzare, sterilizzare, essiccare e cuocere: operazioni che rappresentano tra il 20% e il 50% dei consumi del comparto. &Egrave; quanto emerge da una ricerca condotta da ENEA in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Salerno. Con questo studio &egrave; stato dimostrato che brevi impulsi elettrici, di milionesimi di secondo, uccidono i batteri e aprono i pori nelle cellule vegetali, accelerando i processi di evaporazione. &Egrave; un esempio di come rimangano larghi margini di manovra per fare efficienza energetica anche in settori industriali che consideriamo di punta, come l&rsquo;agroalimentare in Italia. Ne parliamo con <em><strong>Giovanni Landi</strong>, Ricercatore del Laboratorio Soluzioni Integrate per l&rsquo;Efficienza Energetica di ENEA. </em></p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 05 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Gli idrocarburi nel giardino di casa]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Quanto gas e quanto petrolio abbiamo in Italia? Nelle ultime settimane abbiamo dedicato numerose puntate di Smart City alle varie fonti rinnovabili e a come accelerarne l&rsquo;installazione a favore di un&rsquo;energia pi&ugrave; economica e pi&ugrave; sicura. Ma la situazione geopolitica deve farci guardare anche alle riserve di idrocarburi di casa. Oggi la produzione nazionale &egrave; ridotta ai minimi termini, come risultato di precise scelte di non concedere ulteriori permessi di esplorazione e di estrazione. Scelte che lasciano dubbi anche sul piano ambientale. In effetti, localmente si evita l&rsquo;impatto diretto delle attivit&agrave; estrattive. Ma questo ci sar&agrave; comunque altrove, con l&rsquo;aggravio di ulteriori emissioni dovute al trasporto, a eventuali perdite e a processi energivori come la liquefazione nel caso del GNL. &Egrave; dunque opportuno porsi la domanda: cosa abbiamo nel giardino di casa? Che ruolo pu&ograve; svolgere nell&rsquo;accompagnarci nei prossimi anni, mentre facciamo avanzare la transizione energetica? Ne parliamo con <em><strong>Davide Tabarelli</strong>, Presidente di Nomisma Energia.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 04 May 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Il computer biologico che ha imparato a giocare a Doom]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Un computer biologico, fatto cio&egrave; di cellule cerebrali umane disposte su un chip ricoperto di elettrodi, ha imparato in una settimana a giocare a Doom, il famoso videogioco &ldquo;spara-spara&rdquo;. A realizzare il computer biologico e a renderlo programmabile attraverso un linguaggio di programmazione popolare come Pyton, &egrave; stata la start-up australiana Cortical Lab. Ad addestrarlo a giocare a Doom, &egrave; stato invece un programmatore indipendente: Sean Cole. &ldquo;Brain on a chip&rdquo; non &egrave; un grande giocatore di Doom, ma &egrave; gi&agrave; sorprendente che funzioni con una frazione infinitesimale delle cellule nervose di un cervello umano. Resta tuttavia il problema che potrebbe funzionare perfino troppo bene in scenari di guerra. Ce lo racconta <em><strong>Chiara Magliaro</strong>, professoressa del Centro di Ricerca E. Piaggio dell&rsquo;Universit&agrave; di Pisa.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
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            <title><![CDATA[Sintetizzato per la prima volta il diamante esagonale: più duro del diamante, permetterà di creare utensili super resistenti]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Il materiale pi&ugrave; duro al mondo non &egrave; pi&ugrave; il diamante, ma una nuova forma cristallina del carbonio chiamata diamante esagonale, prevista dalla teoria negli anni &rsquo;60. Tracce di questa forma erano state trovate in alcuni meteoriti, ma non era mai stata ottenuta in laboratorio. Ora, invece, il Center for High Pressure Science and Technology di Pechino ne ha sintetizzato un campione relativamente macroscopico (circa 1 mm di diametro), seppure per generarlo siano servite una temperatura di 1400&deg;C e una pressione di 200 mila atmosfere. In queste condizioni estreme, gli atomi di carbonio si organizzano secondo una struttura cristallina non pi&ugrave; cubica ma esagonale, che conferisce al materiale una durezza del 60% superiore a quella del diamante. In prospettiva questo nuovo materiale, depositato in strati sottili, potrebbe essere utilizzato per realizzare una variet&agrave; di utensili usati per l&rsquo;industria e per applicazioni estreme, come le perforazioni di pozzi geotermici dove bisogna bucare roccia dura e calda. Ce ne parla <em><strong>Daniele Trucchi</strong>, Dirigente di ricerca dell&rsquo;ISM Istituto di Struttura della Materia e direttore del DiaTHEMA Lab.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 29 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[C’è una nuova stella nel firmamento dei carburanti bio, si produce anche da pane di scarto]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Etil-levulinato: &egrave; il nome di uno dei pi&ugrave; interessanti solventi che si possano ottenere da materie prime biologiche, e ha ottime caratteristiche anche come additivo per carburanti. Infatti pu&ograve; essere miscelato fino al 30-40% sia con il diesel che con la benzina, emettendo meno CO2 e altre sostanze inquinanti. All&rsquo;universit&agrave; di Pisa hanno trovato un modo economico ed efficiente di produrlo a partire da scarti di pane, uno dei rifiuti alimentari pi&ugrave; abbondanti al mondo: circa un milione di tonnellate all&rsquo;anno, di cui buona parte inutilizzabile anche per l&rsquo;alimentazione animale. Ma il processo funziona con qualunque fonte di amido. Lo studio, descritto sulla rivista &ldquo;Journal of Environmental Chemical Engineering&rdquo;, &egrave; stato finanziato nell&rsquo;ambito del progetto PNRR NEST e rappresenta l&rsquo;ennesimo esempio di come coniugare sostenibilit&agrave; ambientale, economica e sicurezza energetica. Ne parliamo con <em><strong>Anna Maria Raspolli Galletti</strong>, professoressa dell&rsquo;Universit&agrave; di Pisa. </em></p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Bio-metano: si può arrivare al 15% della domanda di gas, ma servono aggiustamenti alla normativa UE]]></title>
            <description><![CDATA[<p>In Italia produciamo circa 2,5 miliardi di metri cubi di bio-metano, ottenuto in gran parte dalla fermentazione di scarti agricoli, rifiuti organici e deiezioni degli allevamenti. L&rsquo;obiettivo al 2030 supera i 5,3 miliardi di metri cubi e da anni circolano stime secondo le quali si potrebbe puntare a 8 o 9 miliardi di metri cubi, pari al 15% dell&rsquo;attuale consumo nazionale di metano; senza contare che il residuo solido della produzione di biogas, il digestato, &egrave; un ottimo fertilizzante azotato. Obiettivi, quelli al 2030, che non sono impossibili da raggiungere. Ma per andare oltre &egrave; probabile che servano almeno un paio di aggiustamenti alla normativa europea, che prevede restrizioni molto forti sia sull&rsquo;utilizzo di colture dedicate sia sulla possibilit&agrave; di spargere digestato nei campi. Ne parliamo con <em><strong>Piero Gattoni</strong>, Presidente del CIB (Consorzio Italiano Biogas) e dell&#39;EBA (European Biogas Association).</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[L’IA e le simulazioni a “naso”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Siamo tutti abbastanza in grado di afferrare un oggetto al volo stimandone istintivamente la traiettoria, che si tratti di calciare un pallone o di lanciare un qualunque altro oggetto. Naturalmente un computer &egrave; perfettamente in grado di calcolare la traiettoria esatta di quello stesso pallone, applicando alla lettera tutte le leggi della fisica; il nostro cervello arriva a un risultato simile in un modo completamente diverso, e la stessa cosa sono in grado di fare le reti neurali alla base di molte applicazioni dell&rsquo;IA. Se il primo calcola, il secondo stima, intuisce. Se il primo offre precisione assoluta, ma al prezzo di un gran numero di calcoli, il secondo &egrave; meno preciso ma offre immediatezza. Ed eccoci a Fast Computing, start-up nata all&rsquo;interno dell&rsquo;ecosistema della SISSA, il cui obiettivo &egrave; portare questa sorta di &ldquo;intuito&rdquo; che caratterizza gli algoritmi di IA nel mondo delle simulazioni numeriche, offrendo una scorciatoia computazionale per simulare in tempo reale molti processi fisici, industriali e biologici molto complessi. Ce ne parla <em><strong>Gianluigi Rozza</strong>, Professore di Numerical Analysis alla SISSA di Trieste, Direttore Scientifico e cofondatore di Fast Computing.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 23 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Per una presa salda ci vuole una pinza “molle”: ecco la tecnologia per far manipolare ai robot oggetti di ogni tipo]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Per una presa salda ci vuole una pinza &ldquo;molle&rdquo;: ecco la tecnologia per far manipolare ai robot oggetti di ogni tipo<br>Afferrare oggetti di ogni forma, dimensione e consistenza, con il giusto mix di forza e delicatezza. Noi umani lo facciamo con la massima naturalezza, ma ai robot riesce tutt&rsquo;altro che facile, da cui prototipi di mani e pinze robotiche a non finire: dure, morbide, sensorizzate, pneumatiche, ecc. Da qualche anno &egrave; per&ograve; emersa una nuova soluzione, basata sulla cosiddetta elettroadesione. In pratica, &egrave; possibile rendere &ldquo;adesive&rdquo; a comando delle superfici, sfruttando un principio di tipo elettrostatico simile a quello con cui attiriamo pezzetti di carta con una bacchetta di vetro dopo averla strofinata. Omnigrasp, startup finanziata con quasi 2,5 milioni di euro dal programma europeo Transition, ha sviluppato una pinza basata su questo principio: costituita da due sottilissimi foglietti di materiale soffice in grado di aderire a comando a quasi ogni superficie, permette di maneggiare dalla fragola al melone in modo semplice e senza danni. Ce ne parla <em><strong>Vito Cacucciolo</strong>, Professore di Meccatronica e Robotica Del Politecnico di Bari e cofondatore della startup Omnigrasp.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Un’ARCA per aiutare l’agricoltura a navigare il cambiamento climatico]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Si chiama ARCA - Agritech Research Center Arena - ed &egrave; una nuova infrastruttura di ricerca che ha visto la luce all&rsquo;Universit&agrave; Federico II, all&rsquo;interno del Centro Nazionale di Ricerca per le Tecnologie dell&rsquo;Agricoltura, uno dei 5 nati nel 2022 grazie a fondi PNRR. Si tratta di una struttura di cinque piani, all&rsquo;interno della quale convivono ambienti capaci di replicare microclimi diversi, sistemi di sensori che monitorano ogni variabile, e tutte le principali tecnologie di coltivazione fuori suolo: aeroponica, acquaponica, substrato sintetico. Al suo interno le piante possono essere osservate mentre si adattano - o faticano ad adattarsi - ai cambiamenti climatici e alle varie condizioni di coltura, permettendo non solo ai ricercatori, ma anche alle imprese agricole di prendere decisioni di investimento dati alla mano. Ne parliamo con <em><strong>Matteo Lorito</strong>, Rettore dell&#39;Universit&agrave; degli Studi di Napoli Federico II e Presidente di Agritech.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 21 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[4 misure urgenti per farci risparmiare energia e guadagnare tempo]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Poich&eacute; il razionamento energetico costituisce certamente una misura estrema, &egrave; preferibile adottare misure preventive atte a guadagnare tempo in attesa di un miglioramento della situazione. Le ha messe nero su bianco la FIRE, Federazione per gli usi razionali dell&rsquo;energia, in un documento consegnato al governo in cui compaiono insieme a molti altri suggerimenti per accelerare sull&rsquo;efficienza energetica. Si va dalla riduzione dei limiti di velocit&agrave; in autostrada, all&rsquo;introduzione di regole per l&rsquo;accensione dei condizionatori simili a quelle che gi&agrave; esistono per l&rsquo;accensione dei riscaldamenti invernali. E ancora, pi&ugrave; smart working e pi&ugrave; IA, che s&igrave;, consuma energia, ma applicata correttamente pu&ograve; farcene anche risparmiare molta. Ne parliamo con <em><strong>Dario di Santo</strong>, Direttore di FIRE - Federazione per gli usi razionali dell&rsquo;energia.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Istruzioni per un’energia sicura e a basso costo: il ruolo dell’eolico ]]></title>
            <description><![CDATA[<p><span style="background-color: transparent;">Continua lo speciale di Smart City, dedicato alla crisi energetica e alle soluzioni che abbiamo in casa ma non usiamo. Questa sera facciamo il punto sullo sviluppo dell&rsquo;eolico in Italia, che negli ultimi anni non &egrave; andato bene: nel 2024 &egrave; stato installato circa mezzo GW; nel 2025 si &egrave; passati a 0.6GW. Ma siamo ancora molto al di sotto delle attese e questi ritardi ci costano cari. L&rsquo;eolico &egrave; una fonte di energia elettrica tra le pi&ugrave; economiche e offre sicurezza e sovranit&agrave; energetica, ma arranca tra procedure autorizzative complicatissime e tempi di approvazione biblici. Mentre non meno di 1GW di progetti potrebbe essere sbloccato con un semplice atto amministrativo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ne parliamo con <em><strong>Simone Togni,</strong> Presidentedi ANEV.</em></span></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Istruzioni per un’energia sicura e a basso costo: il ruolo del fotovoltaico]]></title>
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            <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Istruzioni per un’energia sicura e a basso costo: intro]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Eolico e Fotovoltaico costano stabilmente, da anni, meno dell&rsquo;elettricit&agrave; prodotta da gas. Anni di campagne contro le rinnovabili sembra siano riusciti a oscurare questo elementare dato di fatto. Ciononostante le ultime aste del GSE, l&rsquo;anno scorso, hanno chiuso a cifre che vanno da meno di 60 a poco pi&ugrave; di 74&euro;MWh, contro i 170 dell&rsquo;elettricit&agrave; da gas di oggi. Attraverso questo e altri meccanismi, che realizzano il famoso disaccoppiamento, &egrave; oggettivamente possibile ridurre il costo dell&rsquo;energia in bolletta. Eppure almeno 11GW di richieste di autorizzazione per nuovi impianti giacciono in attesa di validazione da parte della Presidenza del Consiglio di ministri, che potrebbe sbloccarle con un semplice atto amministrativo. Ma c&rsquo;&egrave; di pi&ugrave;. Nel corso di questa e delle prossime puntate, parleremo delle strategie e delle fonti attraverso cui il Paese potrebbe diventare pi&ugrave; autonomo e ridurre la bolletta. Ospite di questa puntata: <em><strong>Tommaso Barbetti</strong>, Partner di Elemens</em>.</p>]]></description>
            <link>https://podcast-radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2026/260414-smart-city.mp3?awCollectionId=smart-city&amp;awEpisodeId=260414-smart-city</link>
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            <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Finanziamento da record per la tecnologia che promette di abbattere i consumi di energia dell’IA: verrà prodotta in Italia]]></title>
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            <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Una batteria a flusso al manganese per battere la Cina]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Pi&ugrave; fonti non programmabili come sole e vento installeremo, pi&ugrave; avremo bisogno di sistemi di accumulo di durata crescente. Le moderne batterie al litio svolgono egregiamente il compito su una scala scala temporale che va dai secondi alle ore. Ma per applicazioni in cui i cicli di carica e scarica sono pi&ugrave; radi e pi&ugrave; lunghi, la loro convenienza economica viene meno. Ed &egrave; qui che entrano in gioco le batterie a flusso: parenti delle normali batterie, se ne differenziano perch&eacute; invece di avere i reagenti impacchettati al loro interno insieme agli elettrodi, li conservano all&rsquo;esterno in appositi contenitori. Seppur meno efficienti, permettono di aumentare la capacit&agrave; di accumulo semplicemente aggiungendone di nuovi. Finora questo settore &egrave; dominato dalle batterie a flusso al vanadio cinesi, ma una start-up Italiana, Green Energy Storage, &egrave; convinta di avere in mano una tecnologia migliore basata sul manganese: pi&ugrave; economico, reperibile e facile da maneggiare; una tecnologia che ad oggi non esiste e sulla quale, quindi, si pu&ograve; ancora aspirare ad acquisire un primato. Ospite <em><strong>Salvatore Pinto</strong>, Fondatore e presidente - Green Energy Storage.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 09 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Hormuz e il trasporto pesante: perché rivedere la normativa europea sui biocarburanti può aiutarci a resistere alle crisi energetiche]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La crisi Hormuz ha fatto tremare tutto il mondo della logistica e degli auto-trasporti pesanti in particolare, giacch&eacute; proprio il gasolio - da cui questi dipendono completamente - ha fatto registrare in questi giorni uno degli aumenti pi&ugrave; sostanziosi, con rischi addirittura di razionamento. Torniamo quindi a parlare di biocarburanti, cui oggi dovremmo guardare come strumento di autonomia e sicurezza energetica prima ancora che di decarbonizzazione. Come vedremo infatti, oggi bio-carburanti come il biodiesel e come l&rsquo;HVO - quest&rsquo;ultimo del tutto equivalente al gasolio - possono essere prodotti a costi non troppo diversi da quelli dei carburanti tradizionali a partire da grassi vegetali e animali. Tuttavia regolamenti molto restrittivi sulle materie prime ammesse dalla normativa europea per produrre questi biocombustibili, obbligano all&rsquo;importazione di grassi vegetali dall&rsquo;estero (come navi cariche di olio da frittura esausto) anche quando potremmo produrli in Europa e in Italia con pratiche agricole adeguate, in alcuni casi perfino carbon negative. Un&rsquo;occasione mancata per la sostenibilit&agrave; e la sicurezza della logistica e dei trasporti pesanti. Ospite <em><strong>David Chiaramonti.</strong> Prof. del Dipartimento di Energia del Politecnico di Torino.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Riciclare l’improbabile]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Da rifiuti a materie prime: &egrave; il concetto chiave alla base di molti processi di economia circolare. E siccome i rifiuti sono straordinariamente variegati, altrettanto variegato &egrave; lo spettro di processi di riciclo che si stanno progressivamente mettendo a punto. E a dimostrazione che volere &egrave; potere, parliamo di un progetto che ha visto protagonisti il Politecnico di Milano e l&rsquo;azienda Calchera Sangiorgio, specializzata nella produzione di materiali per il restauro e il risanamento delle murature e la bioedilizia, che ha trovato il modo di valorizzare una serie di rifiuti agro-alimentari (tra cui non mancano gusci di uova marce e conchiglie di vongole scadute) e residui di lavorazione di pietre e altri materiali, alcuni dei quali apparentemente improbabili. Ospite <em><strong>Marco Imperadori</strong>, professore di Produzione E Gestione Dell&#39;Ambiente Costruito al Politecnico di Milano.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Dissalare l’acqua col tepore: inventato a Torino un nuovo materiale in grado di riuscirci]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La dissalazione &egrave; una risorsa strategica per molti paesi che da essa dipendono completamente per il rifornimento di acqua dolce. Tra questi, presto ci saranno anche varie regioni del Sud-Europa, come il Sud-Italia. Il problema della dissalazione &egrave; tuttavia la necessit&agrave; di ingenti quantit&agrave; di energia. Uno studio del Politecnico di Torino, pubblicato su Cell Reports Physical Science, descrive un nuovo materiale: un gel ottenuto da alghe brune, che permette di produrre acqua dolce, valorizzando il calore a bassa temperatura disperso da moltissimi processi industriali. Parliamo di fumi e reflui a 50 o 60&deg;C, di cui siamo pieni: un oceano di energia, ma di bassa qualit&agrave;, che i ricercatori torinesi hanno trovato il modo di usare per produrre il pi&ugrave; essenziale dei beni: l&rsquo;acqua. Ne parliamo con <em><strong>Matteo Fasano</strong>, professore del Dipartimento DENERG del Politecnico di Torino.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Ecco le prime celle solari al diamante: funzionano anche ad altissima temperatura]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Arrivano le prime celle solari basate sulla tecnologia Black Diamond, nella quale un sottilissimo strato di diamante nero artificiale funge da catodo. Sono state messe a punto dall&rsquo;Istituto di Struttura della Materia del CNR e hanno la capacit&agrave; di funzionare a temperature comprese tra 325 &deg;C e 625 &deg;C, del tutto impossibili per la tecnologia fotovoltaica tradizionale che perde efficienza surriscaldandosi. Le celle solari al diamante hanno il comportamento opposto, e questo le renderebbe perfette per quelle applicazioni in cui la luce del sole viene concentrata. Potenzialmente, il fotovoltaico ad alta temperatura permetterebbe di aumentare moltissimo l&rsquo;efficienza nello sfruttamento dell&rsquo;energia solare, grazie a una sorta di doppia produzione, fotovoltaica e termodinamica nello stesso tempo. L&rsquo;innovazione &egrave; stata descritta sulla rivista Joule e la raccontiamo con l&#39;aiuto di <em><strong>Daniele Trucchi</strong>, dirigente di ricerca dell&#39;Istituto di Struttura della Materia del CNR e direttore del DiaTHEMA Lab.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 01 Apr 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[La prima terapia genica contro le nevralgie]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Dopo decenni di ricerche, grazie anche a scoperte recenti come la CRIPR-Cas9 da Nobel di pochi anni fa, le terapie geniche hanno preso a diffondersi nella pratica clinica. E seppure al momento siano riservate solo a patologie genetiche gravissime e a certi tipi di cancro, le terapie geniche sono tuttavia destinate a offrire risposte a un ventaglio sempre pi&ugrave; ampio di patologie, meno letali ma non per questo poco rilevanti, come la nevralgia del trigemino, una patologia che colpisce circa un milione di persone in Europa, distruggendo in molti casi la qualit&agrave; della vita. &Egrave; questo l&rsquo;obiettivo del progetto TREAT, di cui parliamo con <em><strong>Chiara Mercurio</strong>, ricercatrice dell&rsquo;Universit&agrave; Statale di Milano. </em>Un caso particolarmente ingegnoso di applicazione della terapia genica, che introduce un gene in pi&ugrave; che permette di &ldquo;calmare&rdquo; le cellule nervose a comando.</p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 31 Mar 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Muscoli artificiali: ecco come rivaleggiare con quelli veri]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Da anni ricercatori di tutto il mondo sono impegnati nel tentativo di sviluppare muscoli artificiali. Ma finora nessuna soluzione &egrave; ancora riuscita a offrire quel mix di forza, volume ridotto, escursione, velocit&agrave;, capacit&agrave; di controllo fine e silenziosit&agrave; che caratterizza le fibre muscolari. Tuttavia, la settimana scorsa un gruppo di ricercatori del MIT e del Politecnico di Bari ha descritto su Science Robotics qualcosa che ci si avvicina molto, applicando a una soluzione nota - chiamata attuatore McKibben - che funziona con particolari fibre pneumatiche, un altrettanto particolare tipo di pompa detta &ldquo;elettroidrodinamica&rdquo;, portando a qualcosa di davvero molto simile ai muscoli dell&rsquo;uomo e degli altri animali. Ne parliamo con <em><strong>Vito Cacucciolo</strong>, professore di robotica del Politecnico di Bari.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[Un superconduttore da record: infranto un primato dopo 33 anni, e una nuova strada si apre]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Un paio di settimane fa, dopo ben 33 anni, un gruppo di ricercatori dell&#39;Universit&agrave; di Huston ha infranto il record di temperatura per un materiale superconduttore a pressione ambiente. I superconduttori sono materiali in grado di condurre l&#39;elettricit&agrave; senza nessuna dispersione di energia e possono essere usati per generare potentissimi campi magnetici. Il nuovo materiale, una particolare ceramica, &egrave; rimasto superconduttivo fino alla temperatura di -123&deg;C, contro i -141 &deg;C del record precedente. Il balzo, di ben 18 gradi, &egrave; frutto di una nuova tecnica mai sperimentata prima e fa sperare che possa essere il primo di una serie di nuovi materiali superconduttivi in grado di funzionare a temperature sempre meno estreme, e quindi pi&ugrave; facili da gestire. Si tratta di qualcosa che rivoluzionerebbe svariati settori, dall&#39;energia alla medicina, ai trasporti. Ne parliamo con <em><strong>Lucio Rossi</strong>, fisico tra i massimi esperti di superconduttivit&agrave;, professore dell&#39;Universit&agrave; degli Studi di Milano.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Thu, 26 Mar 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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        </item>
        <item>
            <title><![CDATA[SPECIALE Legno 2.0: e infine l'Italia]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Per pi&ugrave; di una settimana a Smart City abbiamo parlato di nuove tecnologie che rendono il legno trasparente o pi&ugrave; resistente dell&#39;acciaio, ma anche di super materiali a base di cellulosa e di pioppi modificati per contenere pochissima lignina. Tuttavia, mentre prendono piede nuove applicazioni del legno, l&#39;Italia rimane debole nella silvicoltura e nell&#39;economia forestale. Abbiamo una superficie forestale in crescita da un secolo, ma importiamo enormi quantit&agrave; di legno per mobili, costruzioni e legna da ardere. Una situazione legata a vari fattori, a cui ha tentato di dare risposta la Strategia Nazionale Forestale, operativa dal 2020. Chiudiamo questo speciale cercando di capire, con l&#39;aiuto di <em><strong>Alessandra Stefani</strong> - Presidente del Cluster Nazionale Italia Legno - </em>se qualcosa sta cambiando anche in Italia.</p>]]></description>
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            <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[SPECIALE Legno 2.0: pioppi con poca lignina per supermateriali da legno sempre più facili ]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La presenza della lignina, che pure conferisce al legno alcune delle sue propriet&agrave; pi&ugrave; importanti, &egrave; tuttavia un ostacolo alla sua trasformazione in materiali avanzati, come il legno trasparente e il cosiddetto superlegno, pi&ugrave; resistente dell&#39;acciaio e quasi del tutto inerte di fronte a fuoco, acqua e funghi. Da qui, il lavoro dell&#39;universit&agrave; del Maryland, che dopo aver inventato il superlegno, ora punta a renderlo pi&ugrave; economico e ambientalmente sostenibile grazie alla selezione di specie arboree - come il pioppo - gi&agrave; prive, o quasi, di lignina. Ne parliamo con <em><strong>Chiara Biselli</strong>, genetista, ricercatrice del Centro di Ricerca Foreste e Legno del CREA, l&#39;ente di ricerca dedicato all&#39;agroalimentare e alle foreste.</em></p>]]></description>
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            <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 20:50:00 GMT</pubDate>
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